Da parte Asburgica

“…anche l'Italia aveva una situazione arretrata…, artiglierie antiquate, forti insufficienti e per la maggior parte non funzionali, lungo tutto il confine con l'’Austria-Ungheria, fatta eccezione dell’unico Forte corazzato (MASO in Val Leogra) .  Franz CONRAD von Hotzendorf

"DESCRIZIONE DEL LUOGO

Per lo sbarramento della strada maestra che, da Rovereto per la Vallarsa, attraverso il Piano della Fugazza, conduce nella Val Leogra verso Schio e Vicenza, sono adibiti: il Forte Monte Maso, la Tagliata e la Postazione predisposta sul Monte Castelliero. Questi apprestamenti furono costruiti all'inizio degli anni Ottanta dello scorso secolo. Inoltre, i tornanti stradali a nord-est delle Casare, sono predisposti al brillamento con fornelli da mina permanenti."

tratto da: DESCRIZIONE TECNICA PARTICOLAREGGIATA DELLE OPERE DI FORTIFICAZIONE NELLA VAL LEOGRA  ..... REDATTA SULLA BASE DELLE INFORMAZIONI PERVENUTE FINO ALLA FINE DEL 1906..... VIENNA 1907

Notizie italiane   

L'opera fortificatoria denominata Forte Monte Maso, struttura di sbarramento difensiva italiana, fu costruita tra il 1883 e il 1887 dopo l'annessione delle terre venete al Regno d'Italia nel 1866, risultò essere il primo forte della cintura corazzata italiana ai confini dell'impero austro-ungarico ad essere progettato e costruito dopo l'unità d'Italia del 1861 e la prima opera militare ad usare un nuovo e moderno sistema di protezione delle artiglierie in casamatta corazzata
Aveva alle proprie dipendenze la tagliata Bariola, sbarramento stradale, e la spianata del monte Castelliero detta appunto "spianamenti", con artiglierie occasionali in barbetta, tutti questi tre siti erano collegati da una ardita strada militare ancora oggi facilmente percorribile.
La dotazione prevista verso nord-ovest era di sei cannoni da 149 mm G protetti da altrettante corazze in ghisa indurita del tipo Gruson affiancate, con spessore massimo frontale di 48 cm, destarono l'ammirazione degli osservatori austro ungarici appostati con potenti binocoli sulla cresta della Pria Favella. 
La potenza del forte ebbe un ruolo dissuasivo molto forte nei piani d'attacco A.U. durante la fase preparatoria della guerra, nessuno poteva prevedere che il Monte Pasubio sarebbe diventato l'incrollabile baluardo del fronte trentino.
A causa dell'elevato costo, le corazzature di tipo Gruson con queste caratteristiche, non vennero più usate nei forti italiani, le nuove cupole in acciaio avevano le caratteristiche idonee per le nuove strutture corazzate che già si stavano costruendo agli inizi del 1900.


Le cannoniere Gruson "originali" di Forte Maso (foto del 1915)












Disegno delle blindature Gruson del forte Langlutjen vicino ad Amsterdam simili per forma e dimensione a quelle del Forte Maso


Il forte aveva esclusivamente il compito di bloccare qualsiasi tentativo di passaggio di uomini e principalmente di mezzi sulla stretta gola in corrispondenza dei due ponti sull'alta Val Leogra e più precisamente in località Ponte Verde.
 


Le stesse blindature Gruson oggi.

















Allo scopo furono scavati, in quel tratto, dei cunicoli sotto il livello stradale a formare dei fornelli di mina sempre armati da innescare in caso di pericolo, l'esplosione doveva distruggere la carreggiata stradale in un punto di difficile accesso per le riparazioni, le artiglierie del forte dovevano impedirne la ricostruzione e quindi bloccare qualsiasi passaggio. 
In caso di assedio, da parte di fanterie, la struttura del forte era ben difesa e circondata da un profondo fossato tenuto completamente sotto tiro da fucileri. 
Disponeva, nel lato opposto della fronte, di quattro cannoniere secondarie, con protezione in pietra, per obici da 149 mm G su affusto in cannoniera minima, rivolti verso la strada che sale da Valli del Pasubio. 
Altre batterie di piccolo calibro potevano essere posizionate all'esterno dell'opera.
La composizione mista dei sistemi difensivi del forte risulta come primo caso di evoluzione costruttiva di quei tempi per i forti italiani, l'articolata architettura fa del Forte Monte Maso un esempio unico nel panorama delle venezie a fine ottocento. 
L'architettura risente fortemente dei sistemi costruttivi asburgici della piazza veronese, ad esempio  molti appassionati di storia militare vengono tratti in inganno confrontando le linee architettoniche dei forti della cintura veronese, progettati e costruiti da tecnici militari asburgici, con la forma del Forte Maso quasi simile. 
La risposta è molto semplice i progetti del forte sono stati fatti presso il genio militare di Verona e probabilmente si tratta degli stessi progettisti civili o almeno alcuno di loro passati nel 1886 dalla Verona Austro Ungarica alla  Verona Italiana, motivo in più per sospettare che i disegni molto particolareggiati del Forte Monte Maso siano stati passati contemporaneamente alla loro stesura in mano Austro-Ungarica, infatti la documentazione in mano nostra è di provenienza austriaca. La stessa documentazione particolareggiata risulta non conforme al reale aspetto interno del forte poiché trattasi di disegni di progetto e non di esecuzione.
Dopo la consegna ai militari l'opera risultò strategicamente vulnerabile a causa dell'utilizzo dei proiettili di nuova generazione ad ogiva e non più a palla, più potenti e precisi. La grande quantità di terra, ad esempio, sopra la copertura del forte, che serviva come ammortizzatore nel caso di bombardamento con le vecchie artiglierie, causava l'effetto contrario con i nuovi proiettili. 
L'ausilio delle bocche da fuoco a rigatura, costrinse i progettisti delle fortificazioni italiane a un continuo sviluppo dei nuovi sistemi di difesa, furono di conseguenza progettati e realizzati forti di dimensioni  più contenute con coperture in calcestruzzo, e artiglierie protette da cupole girevoli corazzate in acciaio .
Nel 1904/1910 il forte venne rinforzato principalmente sulla copertura per poter resistere ai bombardamenti causati dalle nuove artiglierie pesanti. 
Entrò a far parte dello sbarramento Agno-Assa I° Settore Schio nel piano predisposto dalla Difesa in "previsione" di un possibile attacco militare da parte dell'alleato Impero Austro-Ungarico.
Allo scoppio della prima guerra mondiale il forte era pronto, comandato da Camillo Canali, con un armamento ridotto, non ricevette mai il battesimo del fuoco a causa dello spostamento in avanti verso nord della prima linea. 
Fu quasi completamente disarmato e venne utilizzato come deposito armi ed esplosivi, secondo lo spionaggio austriaco venne anche dotato di officina per il confezionamento di ordigni durante tutta la guerra, per poter dare più respiro agli esplosivi e creare nuove vie di fuga, in caso di pericolo per la guarnigione, furono create delle nuove e ampie aperture su ogni stanza sui  lati nord e sud, precedentemente l'unica via di accesso e uscita era il portone principale, con 
ponte levatoio, sopra il fossato sulla fronte di gola, verso sud.


disegni
Sezione longitudinale completa del forte, in evidenza la grande cisterna per l'acqua in basso.



Semi-Sezione frontale, a sinistra la polveriera a prova di bomba.
 

 

Forte Monte Maso 
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0445 590473


 

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BAR: da mercoledì a sabato dalle ore 10.00 alle 22.00

 la domenica dalle ore 8.30 alle 18.00 

e i giorni festivi dalle 8.30 alle 18.00

CUCINA: da martedì a sabato (cena)  domenica (pranzo)

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